19 ott Quando la bellezza attraversa il tempo e lo spazio: il recupero degli spazi pubblici

Il fatto che siamo sempre più connessi non è un mistero: viviamo in un universo popolato da device, dai tradizionali pc, smartphone e tablet, fino ad arrivare ad apparecchi indossabili come orologi e occhiali. Un universo in cui la tecnologia e gli usi sociali di applicazioni, siti internet, sistemi di messaggistica, sono sempre più invasivi, ma paradossalmente invisibili, perché più di uso sempre più comune e saldati alle nostre persone ogni giorno di più. Viviamo in un ecosistema talmente simbiotico con device e tecnologie che cambia anche il nostro modo di percepire non solo il tempo, sempre più immediato, sempre più frenetico, sempre più presente, ma anche lo spazio: lo sguardo fisso sugli schermi forse ci fa perdere una visione d’insieme dello spazio che ci circonda. Vediamo molto, ma osserviamo meno e nel frattempo molte delle nostre città e delle nostre periferie scivolano nel degrado. Siamo tutti esperti di design, sappiamo cosa vuol dire desaturare i colori di una foto e riconosciamo alcuni tipi di font, ma sappiamo ancora vedere il bello? Proprio in questa direzione vanno alcune azioni di recupero di spazi urbani, come le tre scalinate del progetto Pop Stairs realizzate durante l’Ossigeno Festival, fino a qualche mese fa dimenticate tra le tante vie della Capitale e ora dotate di nuova vita grazie al genio creativo dello streetartist Diavù che ha ritratto su di esse i volti delle protagoniste di tre storiche pellicole italiane. Ed è così che sulla scalinata di via Ugo Bassi, a Porta Portese, oggi regna sovrana una giovanissima Elena Sofia Ricci nei panni di una delle eroine della Repubblica Romana, dal film di Magni “In nome del popolo sovrano”. In via Fiamignano è stata riprodotta l’immagine di Ingrid Bergman, che ha interpretato“Europa 51″di Roberto Rossellini girato nello stesso quartiere. Dulcis in fundo, nel XV Municipio, a decorare la scalinata di Corso Francia ora c’è una bellissima Michèle Mercier, interprete del 1963 “Il Giovedì” di Dino Risi, la cui ultima scena si svolge proprio su quei gradini.

Questa è sicuramente la strada da percorrere: non solo recupero degli spazi, ma anche recupero della bellezza e della capacità di vederla. Una bellezza tangibile, materica, viva.

E per fortuna che esiste Instagram per immortalare opere del genere.

Redazione