19 ott La seconda vita del Birrificio Messina

Nell’epoca della sharing economy, della scalabilità delle startup e della digitalizzazione a volte si fa ricorso a sviluppi d’impresa sociale che nonostante sembrino simbolicamente legati al secolo scorso, dimostrano nell’attualità tutta la loro potenza d’innovazione.

È il caso del Birrificio Messina, un’azienda nata nel 1923, acquistata dalla Dreher negli anni Ottanta e infine rilevata dalla Heineken. Uno stabilimento che funziona a pieno regime fino al 2007 quando l’azienda olandese, dopo aver dislocato la produzione in Puglia, chiude la struttura. Una situazione di incertezza che viene risolta, almeno come sembrerebbe in un primo momento, dagli eredi degli antichi proprietari, quelli che avevano gestito la Birra Messina per sessant’anni, che rivelano lo stabilimento. Poco dopo si scopre il vero piano: iniziano a sostenere la necessità di un ammodernamento del sistema produttivo, con il conseguente spostamento degli impianti in un altro luogo, per poi richiedere il cambio di destinazione d’uso dei locali. Il vecchio Birrificio a ridosso del centro città viene destinato ad area residenziale, mentre gli operai ricevono una lettera di licenziamento. La risposta dei lavoratori è dura: un presidio di un anno e mezzo, con cui riuscono a ottenere il vincolo di interesse storico e antropologico dell’area da parte della Regione Sicilia. Lo stabilimento è salvo, ma i loro posti di lavoro no.

Qui inizia la seconda vita dello stabilimento e dei suoi operai che forti della loro competenza decidono di unirsi in forma cooperativa per fondare, nell’estate 2013, con il sostegno della Fondazione di Comunità di Messina, il Birrificio Messina. Vengono trovati investimenti per 2 milioni di euro mentre il capitale dei soci della cooperativa (il proprio Tfr insieme a parte dell’indennità di mobilità) è di circa un milione. Con questi primi soldi vengono coperte le prime spese e tra qualche giorno, finalmente, i primi ettolitri di birra usciranno dal birrificio per raggiungere, non solo l’area dello stretto, ma anche l’Australia e il Sud America.

Una grande storia di innovazione e passione che ci dimostra come anche in un periodo di crisi si possono trovare risposte concrete e dal basso che generano un nuovo valore sociale ed economico per un territorio e per un intero Paese.

Redazione

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